Diamo una chance alla diplomazia con la Russia

Il leader ucraino Zelensky ha aperto il summit per la pace in Ucraina che si sta tenendo in Svizzera alla presenza di 101 delegazioni dal mondo. Assente la Russia. “Diamo una chance alla diplomazia con Mosca”

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Volodymyr Zelensky ha dato il via al summit per la pace in Ucraina al Burgenstock di Lucerna, in Svizzera. Anche se al vertice non è presente la Russia, Zelensky si è detto disponibile a dare una chance alla diplomazia. Dall’hotel dove si trovano le 101 delegazioni internazionali per discutere dei punti che possano portare Mosca e Kiev alla pace, il leader ucraino ha chiesto al mondo di “contribuire a una soluzione”.

“America Latina, Medio Oriente e Asia, Africa, Europa, Pacifico, Australia, Nord America: tutti presenti per fare un primo passo verso una pace giusta che si basa sulla Carta delle Nazioni Unite e sui principi fondamentali del diritto internazionale”, ha sottolineato Zelensky.

“Non sono negoziabili  sovranità, indipendenza e integrità territoriale dell’Ucraina – ha asserito Zelensky tramite il capo del suo staff, Andriy Yermak -. Stiamo valutando la possibilità, una volta che si avrà un piano congiunto, di presentarlo ai rappresentanti della Russia e pensiamo possa accadere al secondo vertice per la pace”. I lavori sono appena iniziati e l’obiettivo è quello di integrare la formula di pace ucraina con altri spunti.

Ucraina, inizia il summit di pace in Svizzera: chi partecipa e di cosa si discute

Prima o poi infatti Mosca dovrà essere coinvolta e potrebbe accadere in Arabia Saudita, dove si ipotizza si possa tenere il nuovo summit. Per arrivare a questo punto, però, la Russia dovrebbe accettare parte dei principi fondamentali della Carta dell’Onu e pure l’integrità territoriale dell’Ucraina. Il tutto quindi per ora sembra restare in alto mare con il Cremlino rema contro.

Dall’Italia, Giorgia Meloni ha sottolineato che Putin non può chiedere all’Ucraina di cedere le parti occupate. “Non è efficace come proposta – ha asserito -. Mi sembra una mossa più propagandistica che reale”. Per la pace il programma del Vertice prevede incontri su tre temi fondamentali: il primo, quello della sicurezza nucleare, il secondo per quella alimentare e il terzo per la dimensione umanitaria compresa la liberazione di prigionieri di guerra.

“Putin dovrebbe passare dal linguaggio degli ultimatum a quello della maggioranza mondiale – ha affermato ancora Zelensky -. Il mondo vuole una pace giusta”.





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Fermati 67 tifosi italiani a Dortmund: “Erano armati, pronti a un agguato agli albanesi”

Erano pronti a un agguato. Armati di coltelli, bombe carta e con il volto già travisato grazie ai passamontagna stavano per aggredire un gruppo di tifosi albanesi. Ma sono stati fermati. E ora saranno processati per direttissima. La polizia tedesca ha sventato un’imboscata di 67 ultras italiani a Dortmund, dove è in programma la partita Italia-Albania, valida come prima giornata del girone B degli Europei.

Gli ultras, a quanto si apprende, sono stati sorpresi dagli ‘spotter’ della Digos mentre si stavano preparando a far scattare un’aggressione ai tifosi albanesi, coprendosi il volto. A quel punto è scattata la segnalazione alla polizia tedesca che li ha fermati.

I 67 italiani saranno trattenuti e processati domani per direttissima. Secondo quanto riporta il sito del giornale Ruhr Nachrichten, gli ultras italiani sarebbero stati armati al momento dell’intervento. Tra le altre cose, i sostenitori italiani si erano legati delle cinture intorno alle mani, che apparentemente dovevano servire come strumenti per colpire. “Solo con un intervento rapido dei nostri servizi di emergenza è stato possibile fermare lo scontro”, ha spiegato la portavoce della polizia.

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la ricetta degli stuzzichini morbidi e saporiti

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I fagottini con ricotta e salame sono degli stuzzichini morbidi e saporiti, ideali come sfizioso antipasto, per un buffet o un aperitivo. Per realizzarli abbiamo preparato l’impasto con acqua, farina, uovo, albume e sale; il composto dovrà poi riposare, prima di essere steso, spennellato con il burro fuso e steso di nuovo, così da ricavarne poi dei quadrati che saranno farciti con ricotta e salame. Basterà poi chiuderli a mo’ di fagottino, spennellarli con il tuorlo e cuocerli in forno per circa 20 minuti o fino a doratura. Ecco i passaggi per prepararli.

Sono tanti gli antipasti sfiziosi che puoi realizzare, ricette veloci e facili da preparare per ogni occasione.

Come preparare i fagottini con ricotta e salame

Versa 480 ml di acqua nella ciotola, aggiungi l’uovo, l’albume e mescola con la frusta 1.

Aggiungi la farina, il sale e continua a mescolare 2 fino a ottenere un impasto compatto.

Copri la ciotola con un canovaccio e lascialo riposare per 1 ora 3.

Trascorso il tempo, stendilo su un piano infarinato fino a raggiungere uno spessore di 1 cm 4.

Spennella il burro fuso, piega due lati verso il centro e continua a spennellare 5.

Adesso piega ancora continuando a spalmare il burro, fino a ottenere un panetto quadrato 6.

Stendi ancora una volta col matterello e taglia in dei quadrati 7.

Versa la ricotta e metti una fetta di salame su ogni pezzo 8.

Prendi i lati opposti e uniscili così da chiuderli in dei piccoli panini 9.

Spennella il tuorlo sui panini 10 e cuocili in forno statico a 190° per 20 minuti.

I fagottini con ricotta e salame sono pronti per essere serviti 11.

Consigli

Puoi sostituire il salame con il prosciutto cotto o altro salume che hai a disposizione e aggiungere anche un pezzetto di formaggio morbido, per renderli ancora più golosi.

Puoi aggiungere in superficie anche dei semi di sesamo, dopo aver spennellato la superficie dei fagottini con il tuorlo.

Puoi conservare i fagottini ricotta e salame per 1-2 giorni in frigo, in un contenitore ermetico.





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Onorata di essere qua a cantare e parlare di libertà

Annalisa ha partecipato come madrina al Roma Price 2024. “Sono molto felice di essere qui perché si parla di libertà e penso che sia il messaggio più importante da mandare oggi”, ha detto a Fanpage.it.

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“Sono molto molto orgogliosa di essere qua, molto felice perché si parla di libertà e penso che sia il messaggio più importante da mandare oggi”, così Annalisa commenta ai microfoni di Fanpage.it la scelta di partecipare, in qualità di madrina, al Roma Pride 2024, che si è svolto oggi sabato 15 giugno.

Un fiume di persone ha infatti invaso, festosamente, le strade della Capitale per partecipare alla parata del Pride 2024. Fra questi c’era anche la cantante Annalisa, chiamata come madrina dell’evento. “A volte anche io ho cercato di mettere nelle mie canzone messaggi di libertà, come quello che stiamo mandando oggi. Quindi sono onorata di essere qua a cantare e a parlare di libertà”, ha spiegato a Fanpage.it.

Alla parata ha partecipato anche la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, che ha dichiarato:

Il Roma Pride risponde a Papa Francesco: “Troppa frociaggine? Venga qui a sentire che bella arietta”

“Noi continueremo a difendere i diritti delle persone Lgbtqia+ nonostante il governo abbia perso un’altra occasione durante questo G7, dove magicamente sono sparite alcune parole. La parola ‘aborto’, ‘identità di genere’, ‘orientamento sessuale’. Possono cancellare qualche parola, ma non possono cancellare i nostri corpi e la nostra lotta per la libertà e l’eguaglianza di tutte le persone”.

I manifestanti hanno intonato anche Bella ciao. Molti invece ne hanno approfittato anche per rispondere a Papa Francesco e alla sua frase infelice sugli omossessuali nei seminari. Il portavoce del Roma Pride, Mario Calamarino, ha invitato il pontefice a partecipare all’evento: “Magari impara qualcosa da noi sul concetto di libertà, di non discriminazione e anche di imparare a parlare con un linguaggio appropriato”.





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L’Ue al vertice “di pace” dice che la guerra in Ucraina deve continuare. Zelensky: “Qui in Svizzera il primo passo”. L’Arabia: “Per un dialogo credibile serve che Mosca ci sia”

Vertice di pace? Sì, “pace globale, giusta e sostenibile per l’Ucraina“. Una pace “che ripristini la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina”. Quindi “il congelamento del conflitto oggi, con le truppe straniere che occupano il territorio ucraino, non è la risposta. Anzi, è una ricetta per future guerre di aggressione“. Tradotto: o Putin lascia tutti i territori occupati oppure la guerra sul fronte orientale dell’Europa deve continuare. E’ la linea che ha portato la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, candidata a succedere a se stessa, al vertice chiamato da tutti “per la pace” organizzato a Lucerna, in Svizzera. Se non viene riaffermato il principio di una pace che ripristini l’integrità dell’Ucraina, sottolinea la capa dell’esecutivo comunitario, la “posta in gioco” sono “l’inviolabilità di tutti i confini” e “la sovranità di tutte le nazioni“. L’Italia, dice il ministro degli Esteri Antonio Tajani, è della partita: “Caro Zelensky – dice durante la plenaria -, puoi contare sull’Italia, stiamo approvando anche un nuovo pacchetto di aiuti militari, perché senza la difesa non esiste nemmeno la ricostruzione dell’Ucraina”.

Di “pace giusta” parla nel resort Bürgenstock sulle rive del Rotsee il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ma almeno lui ammette che è solo “il primo passo” e che non è lecito aspettarsi di più. Ci sono delegazioni di 101 Paesi ma non quelle di Mosca non ci sono e nemmeno le rappresentanze dei Paesi che non sono allineati sulla direttrice Usa-Ue: la Cina, l’India, il Brasile, la Turchia e c’è chi ci aggiunge perfino l’Ungheria, il cui presidente Viktor Orbàn è amico dichiarato di Vladimir Putin. Per tutti loro il messaggio è diverso dall’organizzazione di una conferenza senza uno dei contendenti, anzi per giunta “aggressore”: “Kiev e Mosca dovrebbero trovarsi a metà strada”, come scandiscono da Pechino.







Il G7 ha appena riconfermato il sostegno e anzi il rilancio degli aiuti militari a Kiev. E per l’asse Usa-Nato il mantra è che Putin non ha alcun interesse sincero a fare la pace. “Meglio chiamarla resa” sintetizza la vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris. Concetto ribadito quasi in copia da cartacarbone anche dai leader conservatori europei – intesi anche in senso esteso, fino all’altra costa della Manica -: Rishi Sunak, premier inglese, sottolinea che il presidente russo “non ha interesse in una pace autentica: ha lanciato una campagna diplomatica contro questo summit ordinando a Paesi di starne lontano”. “Recentemente – continua – il rappresentante della Russia all’Onu ha affermato che l’unico tema per un meeting internazionale sull’Ucraina sarà la resa incondizionata di Kiev. Questo non accadrà mai, perché l’aggressione non può prevalere e non prevarrà”. Quanto alle parole di ieri di Putin – che ha “offerto” un cessate il fuoco in cambio di 4 grandi regioni dell’Ucraina -, la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni parla di “una mossa più propagandistica che reale”. E soprattutto, sottolinea, poco efficace.

Dall’altra parte l’Ucraina si dice “pronta a presentare un piano di pace alla Russia” dopo questo vertice di Lucerna, ma senza scendere a compromessi su indipendenza, sovranità, integrità. “Putin ha preso le vite di migliaia di nostri cittadini perché vuole conquistare un Paese vicino – dice Zelensky rivolgendosi alla plenaria del summit – L’Ucraina ha il diritto alla pace come ognuno di voi. Dobbiamo fermare questa guerra. I Paesi che non sono presenti oggi possono prendere parte alla prossima fase. Non c’è la Russia qui oggi perché se fosse interessata alla pace non ci sarebbe stata la guerra. Putin dovrebbe passare dal linguaggio degli ultimatum a quello della maggioranza mondiale, che vuole una pace giusta”. Toni, quelli di Zelensky,che si sono fatti molto più diplomatici nelle ultime settimane. “Diamo una chance alla diplomazia” dice. L’obiettivo è integrare la formula di pace ucraina – che debuttò al G20 di Bali, quando Russia e Cina andarono sotto al parlamentino del mondo, dovendo ingoiare un comunicato congiunto in cui si chiedeva la fine della guerra – con altri spunti. “Stiamo valutando la possibilità – aggiungono i collaboratori del presidente ucraino -, una volta che si arriverà ad un piano congiunto, di presentarlo ai rappresentanti della Russia e pensiamo che questo possa accadere al secondo vertice per la pace“. E prima o poi Mosca dovrà essere coinvolta. “Non vogliamo comunicare nessun messaggio, vogliamo riunirci la prossima volta per un evento più sostanziale e costruttivo”, promette il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov. “Non saremo in grado oggi di decretare la pace per l’ucraina – auspica Viola Amherd, presidente della Confederazione Svizzera – ma speriamo di dare inizio al processo. Come comunità internazionale possiamo preparare il terreno per i negoziati fra le due parti in guerra”. Anche Zelensky azzarda: “Putin dovrebbe passare dal linguaggio degli ultimatum a quello della maggioranza mondiale, che vuole una pace giusta”.

D’altra parte sul Lago Rosso di Lucerna, solitamente impegnata al clima fraterno di uno sport simbolo del fair play come il canottaggio, non è un coro a una sola voce. C’è anche chi prova a incrinare il blocco di certezze dell’asse euroamericano. L’Arabia Saudita, per esempio, è presente e attraverso la voce del ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan Al Saud garantisce che Riad continuerà a sostenere gli sforzi per facilitare il dialogo: “E’ essenziale sottolineare – aggiunge – che ogni processo credibile richiederà la partecipazione della Russia. Noi speriamo che i risultati di questo summit riflettano questi obiettivi”. Il presidente del Kenya William Ruto va anche più nel merito: “Il summit di oggi è un passo nella giusta direzione, finalmente parliamo di pace e non di guerra. Il conflitto in Ucraina è devastante, così come nel Medio Oriente, nel Sahel, in Sudan e nel Corno d’Africa. L’aggressione della Russia in Ucraina è illegale ma anche l’appropriazione unilaterale degli asset sovrani russi“. Proprio l’Arabia potrebbe ospitare il prossimo summit di pace, in subordine al sì del Cremlino che però dovrebbe accettare i principi fondamentali della Carta dell’Onu – compresa l’integrità territoriale. Tutto “è ancora in alto mare”, fa sapere all’agenzia Ansa un alto funzionario europeo a conoscenza del dossier. Dare la parola al resto del mondo, come voleva il capo di Stato ucraino, può avere effetti inaspettati, se non indesiderati. Le delegazioni sono al lavoro per arrivare ad un comunicato congiunto. Non ci sono scontri plateali, ma non è scontato che tutti firmino.

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Troppa frociaggine? Venga qui a sentire che bella arietta

“Trovo assurdo che il capo di un’istituzione si possa permettere di dire determinate cose quando nel mondo civile si cerca sempre di non ferire l’altro”, dal Roma Pride 2024 rispondo a Papa Francesco.

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Oggi, sabato 15 giugno, si è svolto a Roma il Pride 2024 e alcuni manifestanti, tramite i microfoni di Fanpage.it, hanno voluto rispondere a Papa Francesco sulla sue ormai celeberrima uscita infelice a proposito degli omosessuali in seminario. “Senti che arietta di frociaggine che tira oggi”, dice provocatoriamente una delle partecipanti alla sfilata, che poi aggiunge: “C’è anche una bella arietta fra le altre cose, per fortuna”.

Nonostante il Papa si sia scusato per il suo scivolone, salvo poi ribadire nuovamente il suo secco diniego all’ingresso dei gay in seminario, la frase ormai è diventata il centro di polemiche e discussioni. Tanto che oggi, durante il Pride di Roma, molti hanno risposto al pontefice, con toni scherzosi e rispettosi, ma molto seri e determinati.

“Abbiamo deciso di mettere in atto la classica tattica di tutte le comunità LGBT da illo tempore: utilizzare le parole offensive che ci vengono rivolte contro le persone che ce le rivolgono. Farle nostre, è quella la cosa più importante”, dice una manifestante. Mentre il portavoce del Roma Pride, Mario Calamarino, invita il Papa a partecipare all’evento: “Magari impara qualcosa da noi sul concetto di libertà, di non discriminazione e anche di imparare a parlare con un linguaggio appropriato”.

Papa Francesco in Campidoglio: “Per il Giubileo 2025 aprirò una Porta Santa in carcere a Roma”

“Trovo assurdo che il capo di un’istituzione si possa permettere di dire determinate cose quando nel mondo civile si cerca sempre di non ferire l’altro. Ma oggi, con i venti che soffiano, anche la persona che dovrebbe essere il rappresentate di Dio può dire che c’è troppa frociaggine in giro. Quindi facciamogliela sentire quant’è bella questa froggine”, commenta un altro manifestante.





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Ilaria Salis è tornata in Italia: l’eurodeputata di Avs è a Monza. “Finito un incubo”

Un viaggio in auto di 2.000 chilometri in 24 ore e Roberto Salis ha mantenuto la sua promessa: “La riporto a casa io”, aveva detto e così ha fatto. È partito da Monza venerdì ed è andato a riprendere sua figlia Ilaria che ha lasciato Budapest per tornare in Italia dopo aver trascorso quasi 500 giorni in Ungheria, dove è stata arrestata l’11 febbraio del 2023 con l’accusa di aver aggredito dei militanti di estrema destra.

Ora “è finito un incubo”, ha detto appena è sceso dall’auto, mentre sua figlia “molto stanca e provata” è salita subito a casa, dopo aver sorriso quasi stupita vedendo i giornalisti che l’aspettavano. Insieme, si sono fatti una foto davanti al cartello stradale di Monza e adesso possono pensare alla festa di lunedì per festeggiare i suoi 40 anni. “Ma dobbiamo farne due per recuperare quella dell’anno scorso”, ha detto il padre. “Ora io do le dimissioni da portavoce di Ilaria ed esco completamente di scena”.

Da venerdì, sua figlia è una donna libera dopo che il giudice Jozsef Sos le ha concesso l’immunità senza attendere la proclamazione ufficiale della sua elezione al Parlamento europeo, dove è arrivata grazie alle 176mila preferenze ottenute con Alleanza Verdi e Sinistra. Inflessibile nelle tre udienze celebrate finora in un processo che ora è stato sospeso, il giudice Sos ha risolto in fretta quello che stava diventando l’ennesimo motivo di polemica tra Roberto Salis e il governo italiano accontentandosi di un elenco informale con i deputati italiani eletti e mandando quindi la polizia a togliere il braccialetto elettronico cogliendo di sorpresa la stessa attivista italiana.

I suoi genitori, sempre molto attenti alle questioni legate alla sicurezza, hanno deciso di andarla a prendere in macchina e riportarla così in Italia. In silenzio, come sempre super riservato quando c’è il minimo rischio legato all’incolumità di sua figlia, Roberto Salis ha quindi portato a termine la sua battaglia che aveva come unico e solo obiettivo il suo ritorno in Italia. Ad attenderli a Monza, nell’appartamento non lontano dal parco e dalla Villa Reale, c’erano i due fratelli e gli amici più stretti, gli stessi che hanno seguito tutte le udienze a Budapest e che hanno sempre aiutato la sua famiglia a risolvere tutti i problemi burocratici e logistici che ha dovuto affrontare in 16 mesi passati tra l’Italia e l’Ungheria.

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