Rossella ha scelto, senza rimpianti. Ho letto commenti orribili su di me, mi hanno fatto male

Giorgia Gianetiempo interpreta da 14 anni il ruolo di Rossella Graziani in Un posto al sole. È cresciuta nella soap di Rai3, affrontando l’adolescenza con le sue difficoltà e diventando una giovane attrice con il desiderio di cimentarsi anche in nuove esperienze, dando voce e corpo anche alle fragilità di ogni “anima possibile e immaginabile”.

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Giorgia Gianetiempo compirà 28 anni il prossimo 24 settembre, ma da ben 14 anni è l’attrice che dà il volto a Rossella Graziani, nella soap più longeva della tv italiana: Un Posto al Sole. Un personaggio con cui è cresciuta, di cui ha abbracciato luci e ombre, che l’accompagnata negli anni più tormentati della vita di un individuo, come quelli dell’adolescenza. Diventare grandi sul set è una sfida, quotidiana, con sé stessi ma anche con chi quel cambiamento lo vede attraverso uno schermo. In questa intervista, si è raccontata parlando di sé, delle sue fragilità, della passione per un mestiere che vorrà fare per tutta la vita, ma anche della necessità di non aver paura di guardare in faccia i propri punti deboli, perché sono quelli che in realtà rendono le persone irripetibili.

Quattordici anni fa hai messo piede per la prima volta sul set di Un posto al Sole. È quasi metà della tua vita.

Sì, è incredibile, tra qualche giorno è l’anniversario. Il 30 giugno 2010 è stata la mia prima posa.

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Parlando con alcuni attori della tua generazione, emerge come fattore comune il fatto che arrivare sul set così giovani, porti a bruciare le tappe. È stato così anche per te?

In questo settore è inevitabile crescere in fretta, prima di Un posto al sole avevo fatto anche altre fiction, altri film, ma ero più piccola, quindi non avevo la consapevolezza che avrei avuto da adolescente. Sono entrata nella soap in concomitanza con il primo anno di liceo classico, quindi mi sono trovata ad affrontare una serie di novità. Anche il set era diverso da quelli che avevo visto in precedenza.

Ti è pesato vivere un’adolescenza diversa dalle altre?

Se la mattina andavo a scuola, il pomeriggio poi stavo sul set, a differenza dei miei coetanei che magari tornavano a casa o uscivano. Il sabato sera spesso non uscivo, perché dovevo recuperare le materie che durante la settimana non avevo fatto, perché ero impegnata a girare. Poi, stare a contatto gran parte del tuo tempo con persone più adulte ti porta a vedere le cose con una consapevolezza diversa, acquisisci maturità. In realtà, però, nonostante la crescita, non lasci mai andar quel bambino che è in te.

Non hai mai pensato di fermarti?

Non ho mai pensato di fermarmi perché ho sempre voluto fare questo mestiere sin da piccola. Ogni volta che andavo sul set stavo bene, mi divertivo, era il mio posto. La fortuna, poi, di fare Un Posto al Sole è nella quotidianità, una volta raccontata una storia non significa che il tuo personaggio sia finito. È un gioco tutti i giorni, una sfida costante anche con quello che scrivono gli autori. Mi è capitato di pensare che avrei voluto trascorrere più tempo con i miei amici, ma ad oggi non rimpiango nulla. Sono quella che sono anche grazie alle mie rinunce.

E come sei? Come descriveresti Giorgia, rispetto alla Rossella che conoscono tutti? 

Dopo tanti anni è normale che ci sia qualcosa di me in Rossella e viceversa, ma siamo diverse. Ad esempio non ho mai avuto la sua dedizione per lo studio, forse perché lavoravo quindi mi impegnavo in quell’ambito. Mi sono diplomata, mi sono anche iscritta all’università, poi ho lasciato. Sono una persona che ha molti amici, mentre Rossella è diffidente, tende a confidarsi solo con la sua famiglia, cosa che mi è capitato di fare, ma non da ragazza. Siamo entrambe buone, gentili, ma io se ho bisogno di dirti qualcosa lo faccio, anche facendo mille giri di parole, sempre che tu non mi trasmetta un’energia negativa, lì faccio fatica ad avvicinarmi, però posso ricredermi. Ho bisogno di un attimo per capire chi sei.

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Questo istinto di cui parli forse è un aspetto che hai maturato proprio facendo l’attrice, stando a contatto con le tue emozioni e con quelle degli altri.

È vero, però anche alcune esperienze che mi sono capitate nella vita reale. Sono stata esposta al pubblico sin dai 16-17 anni, quando sei ancora un po’ ingenuo e io sono sempre stata particolarmente buona. Puoi ritrovarti amicizie che non sono vere, persone che stanno con te perché se ne approfittano, pensano “sta in tv posso esserle amica” e poi ti voltano le spalle, come se nulla fosse, dicono cattiverie. Anche per questo metti uno scudo e inizi a fidarti di quello che senti, percepisci con chi vale la pena aprirsi e con chi scatta la diffidenza.

L’hai detto tu stessa, ti sei trovata ad essere esposta sin da ragazzina. Che rapporto hai con i giudizi? Li hai saputi gestire? 

Facebook non lo apro più. Ho letto commenti così cattivi, ignoranti, mi hanno fatto molto male. Quando ero più piccola ero paffutella e mi sono ritrovata davanti a insulti orrendi sull’aspetto fisico, mi sentivo inadeguata. Ho avuto un periodo di blackout con l’alimentazione, dovuto anche a queste parole, alle quali adesso non do la stessa importanza, non voglio più vedere nulla del genere.

Cosa ti feriva maggiormente di quei commenti?

La cattiveria gratuita. Ci sono sempre stati i leoni da tastiera, chi scrive senza considerare che dall’altra parte possa esserci qualcuno che sta male. È assurdo che siano le stesse persone che poi ti abbracciano, ti salutano con gentilezza, magari chiedono anche una foto. Le critiche sono ben accette, benché siano costruttive. Ma l’offesa non è mai accettabile.

Come sei venuta fuori da quel periodo buio?

Non è un processo facile o veloce, per questo benedico la psicoterapia, benedico anche questa spinta a volersi liberare da un tabù che avvolge psicologi, psichiatri. È importante sapere di poter parlare con una persona che non ti giudica, che è lì ad ascoltarti, ad aiutarti, è bellissimo che se ne parli con questa frequenza. Però, avere accanto persone che ti supportano è altrettanto importante.

Chi ti è stato accanto?

La mia famiglia, il mio fidanzato Luca (Turco ndr.) Lui è stato bravissimo, anche a parlarmi in un certo modo. Quando si innescano dei meccanismi particolari nella mente di una persona, spesso non sai come interagire, come parlare. Io ero diventata nervosa, perdevo le staffe all’improvviso, per qualsiasi cosa. Non mangiando avevo alti e bassi, dei giorni bellissimi, felicissimi, altri in cui stavo giù e lui non ha mai perso la pazienza.

Ecco, ora che lo hai nominato. In Un Posto al Sole Luca interpreta Niko Poggi, quindi il vostro amore è nato sul set. Ma chi ha fatto il primo passo?

La verità? La vodka (ride ndr.) Credo molto nel destino, penso si sia capito da certe mie affermazioni. Io e Luca ci conosciamo da 14 anni e stiamo insieme da quasi 7, non è nato tutto subito. Quando sono arrivata avevo 13 anni e lui 19, abbiamo sei anni di differenza e a quell’età si sentono, in più lui era fidanzato. Qualche tempo dopo, lui era single e caso volle che ci furono una serie di serate di beneficenza, eventi, ai quali capitava che andassimo insieme. Una sera, avevamo bevuto un po’ troppo ed è scattato qualcosa, da parte di entrambi. Forse un po’ più da parte sua.

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Lavorate insieme, vivete insieme. Avete trovato un vostro equilibrio?

In realtà non stiamo sempre insieme, è un falso mito. Ci ritroviamo a casa la sera, anche perché sul set abbiamo storie completamente diverse. Magari la mattina mi accompagna sul set, poi viviamo la giornata ognuno per conto proprio. Può capitare che lui sia nella sua società privata, non lavoriamo mai insieme, per fortuna, altrimenti sarebbe stato diverso.

A proposito di amori. Rossella ha compiuto una scelta piuttosto forte, dopo una lunga tribolazione, ha lasciato Riccardo all’altare nel giorno del loro matrimonio. Cosa l’ha spinta a fermarsi?

Finalmente Rossella è stata coraggiosa, è riuscita a fare una scelta maturata da lei, senza essere influenzata da consigli altrui. L’ha pensato, l’ha deciso e l’ha fatto da sola e ne sono contentissima, perché finora mai era capitato che prendesse una decisione così importante senza avere rimpianti. È stata male per Riccardo, perché era l’uomo che amava e l’ha lasciato all’altare, era dispiaciuta anche per Nunzio, che non ha voluto scegliere da subito come suo compagno. Ma sapeva, dentro di sé, di dover scegliere.

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Dobbiamo aspettarci un’altra evoluzione?

Direi che bisogna dare tempo al tempo (ride ndr.)

Giorgia Gianetiempo e Vladimir Randazzo, fonte Instagram

Giorgia Gianetiempo e Vladimir Randazzo, fonte Instagram

C’è un altro rapporto significativo, quello tra Rossella e Michele (Alberto Rossi ndr.) è un legame profondo, pur non essendo suo padre biologico. È un modo per dire che l’amore non conosce confini. 

Assolutamente. Penso che i figli siano di chi li cresce, non di chi li fa, Michele e Rossella ne sono il vero esempio. Michele ha sempre preso parte alla vita di Rossella, l’ha sempre accudita, non le ha mai fatto mancare nulla.

C’è una scena girata insieme che ti ha colpito?

Ricordo una scena che girammo diversi anni fa, quando Rossella decise di voler conoscere il padre biologico. Michele non si è mai opposto, avrebbe potuto temere che una volta conosciuto quell’uomo avrebbe potuto sottrargli sua figlia e invece si è fatto da parte. È stato commovente. Sono sicura che tantissime famiglie vivono situazioni di questo tipo, la forza di Un posto al sole credo sia proprio qui, nel rispettare la realtà in tutte le sue sfaccettature e portarla in onda tutte le sere.

Giorgia Gianetiempo, Alberto Rossi e Fabio Balasso

Giorgia Gianetiempo, Alberto Rossi e Fabio Balasso

La pluralità delle storie raccontate ha contribuito alla longevità di Un posto al sole secondo te?

Noi siamo gli unici in Italia a farlo. Le storie che gli autori scrivono sono basate su fatti reali, abbiamo trattato tantissimi temi, dall’omofobia alla prostituzione minorile, adesso la vendita dei neonati, tantissime storie in un tempo brevissimo, perché quello che giriamo oggi va in onda tra un mese.

Pensi che qualcuno possa sottovalutare il lavoro che c’è dietro Un posto al sole, trattandosi di un prodotto che va in onda ogni sera?

Credo di sì, perché ho la sensazione che molti diano per scontato il fatto che sia una soap, che vada in onda tutte le sere da quasi trent’anni e quindi possano non ritenerla al pari di una fiction che si gira, magari, in sei mesi. Ma è un prodotto che ha un cast pazzesco, al quale si aggiungono centinaia di persone che lavorano dietro le quinte e che non appena sorge un problema, sono lì a risolverlo.

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In futuro desideri cimentarti in altro o temi di poter essere incastrata nel ruolo di Rossella?

Essendo un’attrice vorrei dare il mio corpo e la mia voce a tutte le anime possibili e immaginabili. Non è una cosa che temo. Harry Potter per me è sempre Harry Potter, anche se fa altri film e credo sia normale. In fondo sono sempre io, come persona, a dare corpo e voce ad un personaggio chiunque esso sia.

Abbiamo parlato di commenti negativi, ma c’è invece qualcuno che dalle storie che hai raccontato si è sentito ispirato e ha voluto dirtelo?

Una ragazza mi scrisse un messaggio di cui ho fatto lo screenshot perché mi colpì tantissimo. Aveva appena fatto i test di medicina, perché la storia di Rossella l’aveva emozionata, le aveva dato forza e fiducia in sé stessa, tanto da tentare di intraprendere quel percorso. Sapere che quello che mostriamo, ma soprattutto il modo in cui lo faccio, possa essere di ispirazione per qualcuno è una responsabilità, ma anche un’emozione enorme, della quale non sarò mai grata abbastanza.





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