Galateo dei dolci: come servirli alla perfezione

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Invitare a pranzo o a cena gli ospiti può rivelarsi un po’ complicato dal punto di vista dell’organizzazione. Dalla scelta delle ricette, alla mise en place, sono molti i dettagli a cui bisogna fare attenzione, compresi quelli che riguardano il dolce. Quale scegliere, come servirlo, che posate usare? Le regole del galateo anche in questo caso possono diventare delle ottime alleate. Il bon ton, infatti, va considerato come una serie di linee guida che aiutano nello sciogliere alcuni dubbi sulle norme di comportamento a tavola, specialmente se si tratta di un contesto più formale. Il dolce non dovrebbe mai mancare in un menu, perché ne diventa il completamento, quindi, non sottovalutarlo. Ecco i suggerimenti delle buone maniere a riguardo.

Quando servire i dolci

Il dolci in chiave dessert si servono alla fine del pasto. Secondo il galateo l’ordine corretto prevede che arrivino prima della frutta, anche se spesso succede il contrario, e che solo in conclusione si prenda il caffè, che andrebbe consumato in soggiorno, quindi in un altro ambiente rispetto a dove si è mangiato. Con il modificarsi degli spazi delle case, il pranzo e la cena il più delle volte si svolgono in una sola stanza e sulla stessa tavola: la regola che resta fondamentale da osservare è quella di liberare lo spazio da tutto ciò che non serve più e che riporta alle portate precedenti, lasciando solo i bicchieri, l’acqua ed eventualmente le posate da dolce e da frutta se erano presenti già all’inizio. Hai previsto anche dei formaggi? In questo caso hanno la precedenza sui dolci e sulla frutta. L’ordine di apparizione è il seguente: formaggi, dolce, frutta e caffè. Hai comprato una miscela particolare di caffè proprio per abbinarla al dolce? Via libera a gustarli insieme.

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Le posate: la posizione

I dolci si mangiano generalmente con la forchetta, ma alcune tipologie come budini o mousse hanno bisogno del cucchiaino. Le posate da dessert (che comprendono anche i formaggi) possono essere posizionate in tavola all’inizio del pasto, in alto e centrali rispetto al piatto: la prima è la forchetta con il manico rivolto verso sinistra, il secondo è il coltello, con il manico a destra, terzo il cucchiaino, con l’impugnatura verso destra. Si tratta di un modo classico e formale di apparecchiatura: è ormai concesso mettere a fianco del piattino destinato al dolce il coltello a destra e la forchetta a sinistra. Se previsto il cucchiaino va posizionato dalla parte esterna del coltello.

Le posate: la tipologia

L’estetica delle posate da dessert è più semplice da individuare quando si tratta della forchetta, rispetto al cucchiaino. Possiamo intanto chiamarla forchettina da dolce, in quanto è di dimensioni ridotte e generalmente ha solo tre rebbi: quello più a sinistra è più largo e piatto, perché destinato ad affondare nel dolce per primo, ricavando il boccone. Il cucchiaino, invece, è una via di mezzo come grandezza tra quello da tè (con cui si confonde facilmente) e quello da minestra, ma hanno la stessa forma tondeggiante. Se vuoi servire un gelato, puoi puntare sui cucchiaini ad hoc, che sono meno concavi e più squadrati.

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La varietà dei dolci

Non tutti i dolci (per il galateo) si prestano a diventare un dessert. Per esempio, quelli secchi, che non a caso si definiscono da colazione o da merenda, crostate comprese, non sono i più indicati. Spazio invece a tutto il mondo delle creme, dai pan di Spagna farciti ai dolci al cucchiaio, passando per cheesecake, profiteroles, pavlova e tanti altri. Non mancano, ovviamente, le monoporzioni come crème caramel, mousse e budini.

Come servire i dolci

Al momento di servire, le regole non sono molte (per fortuna).

  • Le torte intere si portano in tavola integre, sull’apposito piatto da servizio (meglio se in porcellana), che può essere bianco o decorato. In commercio si trovano facilmente anche degli eleganti centrini bianchi forati di carta da inserire tra il piatto e il dolce, così da sporcare meno il supporto e assorbire l’eventuale umidità, ma non sono obbligatori. Tagliare le fette è compito della padrona di casa: userà una classica paletta, con cui raccoglierà la porzione per trasferirla nel piattino da dessert.
  • I dolci al cucchiaio, invece, saranno già suddivisi nelle coppette, così come il gelato: vietato esibire la vaschetta in polistirolo.
  • Hai previsto delle salse di accompagnamento, tipo una crema inglese? Nessun problema, puoi scegliere se presentarla già abbinata oppure metterla in una salsiera e lasciare che i commensali si servano da soli.
  • Il dolce non c’era, non ti è riuscito, non hai avuto tempo e hai comprato o ti sei cimentato nella preparazione di pasticcini mignon? Nessuno rifiuterà una golosa chiusura: posizionali in un raffinato vassoio mettendo vicino quelli dello stesso genere, se sono diversi tra loro. Niente posate: ognuno si prende quello che preferisce con le dita, riponendolo nel proprio piattino mentre lo assaggia.





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Quali sono i cocktail con prosecco

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I drink sparkling sono tra i più apprezzati in estate perché sono rinfrescanti, a bassa gradazione, molto piacevoli da vedere. Proprio per questo motivo ritroviamo in tanti bar una marea di cocktail a base di Prosecco: ottimi come aperitivi e perfetti per accompagnare pranzi e cene. Alcuni di questi drink sono diventati iconici, pensa solo al Negroni sbagliato e allo Spritz, altri sono finiti un po’ nel dimenticatoio, come il Tintoretto, ma che al momento opportuno rispuntano fuori più “frizzantini” che mai. Vediamo insieme i migliori cocktail a base Prosecco da ordinare al bar.

Con le bollicine non si sbaglia mai

I drink col Prosecco sono solitamente freschi, colorati, profumati e frizzanti. Questa tipologia di vino è già di suo un vero simbolo del made in Italy ed è associata al momento dell’aperitivo nell’immaginario collettivo italiano e non. Si sposa benissimo con tanti piatti e con tanti succhi di frutta, per questo motivo tanti drink hanno questo abbinamento. Oltre ai drink che stiamo citando ci teniamo a sottolineare che tutti i drink che hanno un vino come ingrediente possono essere fatti con il Prosecco.

Il Negroni sbagliato

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Il Negroni Sbagliato, o semplicemente lo Sbagliato, è un cocktail nato per errore nel Bar Basso di Milano nel 1972 dal bartender Mirko Stocchetto. La leggenda narra che Stocchetto, intento a preparare un Negroni classico per un cliente abituale, abbia confuso la bottiglia del gin con quella dello spumante. Il risultato è un cocktail inaspettato, ma apprezzato dal cliente, che diventa ben presto un’icona del Bar Basso e del made in Italy. Questo cocktail si può fare con qualsiasi spumante brut e qualcuno azzarda anche lo Champagne. La sostituzione del gin con un vino conferisce al cocktail un gusto più leggero, frizzante e meno alcolico.

Lo Spritz

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Con il Negroni è il drink italiano più venduto al mondo anche se ufficialmente non si usa il Prosecco. In linea teorica lo Spritz è un drink a base di vino bianco, un bitter amaricante e acqua gassata, servito con ghiaccio e guarnito con una fetta d’arancia. Lo associamo al Prosecco perché effettivamente è questo il vino più utilizzato per preparare lo Spritz. Le sue origini risalgono all’Impero Austro-Ungarico del XIX secolo, quando i soldati austriaci di stanza nel nord Italia iniziarono a diluire il vino locale con acqua o seltz per renderlo meno alcolico.

L’Hugo

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Molti lo conoscono come “spritz bianco” ma in realtà è un drink che ha una propria dignità. Leggero e gustoso, questo cocktail è originario dell’Alto Adige, diffuso anche in Triveneto, Austria, Svizzera e Germania. Si distingue per il suo gusto delicato e floreale, con note di sambuco, menta e Prosecco.

Il Bellini e gli altri long drink veneziani

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A lungo è stato il cocktail italiano più famoso al mondo: pesche bianche e Prosecco. Creato nel 1948 da Giuseppe Cipriani, fondatore dell’Harry’s Bar, il Bellini è diventato un simbolo dell’aperitivo italiano. Pare che il bartender abbia ideato il Bellini durante la mostra d’arte dedicata al pittore Giovanni Bellini, traendo ispirazione dai colori rosati della sua opera. La scelta della pesca bianca, tipica del territorio veneziano, e del Prosecco veneto, come rimando regionale, ha contribuito a rendere questo drink intramontabile. In realtà però secondo molte fonti Cipriani avrebbe solo rifatto un drink tipico di Cuba, messo a punto durante il Proibizionismo con lo Champagne al posto del Prosecco. Questo vale anche per il Rossini (con le fragole), il Puccini (con il mandarino), il Mimosa (con l’arancia) e il Tintoretto (con il melograno). Piccola nota a margine sul Mimosa perché pur avendo una base comune, fatta di succo di frutta e Prosecco, non è legato agli altri cocktail perché è stato inventato dal barman del Ritz Hotel nel lontano 1925.





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dal gourmet all’osteria, 15 locali con vista mozzafiato

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Acque cristalline e panorami pittoreschi: il lago di Garda è un perfetto quadro per un’esperienza culinaria indimenticabile. Questo specchio d’acqua, conosciuto anche come Benaco, è un vero e proprio gioiello incastonato tra le montagne del Nord Italia. Con la sua superficie di circa 370 km², è il lago più grande d’Italia e regala ai suoi visitatori paesaggi mozzafiato, un clima mite e una ricca tradizione enogastronomica. Amanti della natura, sportivi, buongustai e famiglie trovano al lago di Garda tutto ciò che desiderano. Gli appassionati di trekking e mountain bike possono percorrere numerosi sentieri immersi nel verde, mentre gli amanti degli sport acquatici possono dedicarsi a vela, windsurf, kitesurf e nuoto. Proprio per andare incontro a tutte le esigenze abbiamo selezionato 15 ristoranti per godersi le sponde del lago e gustare piatti sontuosi.

Cosa e dove mangiare sul lago di Garda

Dalle acque incontaminate alle verdi colline ricoperte di vigneti e oliveti, il lago di Garda offre un panorama che varia a seconda della zona che si visita. A nord, il lago è circondato da montagne imponenti, mentre a sud si apre verso una pianura più dolce. La cucina del lago di Garda è ricca di sapori e profumi, frutto della fusione di diverse tradizioni culinarie. Ci sono i bigoli con le sarde e gli arioli con burro e salvia, due piatti semplici e gustosi. In questo territorio si fa il Grana Padano Dop e c’è la grande rinascita dell’olio extravergine d’oliva Garda Dop, un prodotto di altissima qualità.

Nel corso degli anni il lago di Garda è diventata una delle mete più importanti del turismo italiano sia estivo sia invernale, ma chi abita in questa zona ci dice che in realtà i migliori mesi per una capatina sono maggio, giugno e settembre per il clima piacevole e la tranquillità. Il consiglio dei local è quello di posare l’auto e di godersi la bellezza del paesaggio sfruttando le tante stazioni della Navigazione Laghi: meno inquinamento, più risparmio economico e relax.

I migliori gourmet con vista sul lago di Garda — da 75 a 170 euro

L’alta cucina sul Garda la fa da padrona, soprattutto sulle terrazze con vista. Molti dei ristoranti più belli del settentrione sono all’interno di dimore storiche che fanno dell’ospitalità e della bellezza degli arredi un punto di forza. Vediamo insieme 5 (+1) ristoranti che ci hanno colpito particolarmente.

1. Lido 84 — Fasano del Garda, Brescia

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Foto da Facebook

Ha 1 Stella Michelin ed è il 12° ristorante al mondo per la 50 Best: il locale di Riccardo Camanini è già di suo una meta turistica per tutti gli appassionati di alta cucina. Il menu di Lido 84 è frutto di una visione che associa alla più squisita raffinatezza un amore sincero per l’ospitalità. Non è necessariamente uno di quei locali che punta tutto sul gusto perché Camanini vuole stupire: il “wow factor” è determinante per l’esperienza che lo chef bergamasco vuole offrire ai clienti. Vuole sorprendere, giocare, scherzare, far godere i clienti con tutti i sensi e non solo col gusto. Il ristorante ha “lido” nel nome non a caso però: è letteralmente sull’acqua, circondato da piante aromatiche tra canfori e ulivi, oleandri e buganvillee, in un giardino diffuso sulla sponda occidentale del lago di Garda. I menu degustazione sono due: 130 euro per 7 portate o 150 euro per 9 portate.

2. La Casa degli Spiriti — Costermano sul Garda, Verona

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È una villa bellissima di fine ‘700, abbandonata per anni e restaurata nel 1996. Storica villa per matrimoni della provincia di Verona, è da tempo anche uno dei migliori ristoranti classici sulla sponda veneta del lago di Garda. La sala, bellissima, è una veranda che ha un’unica lunga parete in vetro che si apre quando c’è bel tempo. Il panorama copre tutto il lago di Garda, da Sirmione al golfo di Salò, dalla Rocca di Garda a Verona. All’interno della villa ci sono varie anime che propongono tutte una cucina molto solida, quindi, qualora volessi anche solo goderti la vista senza spendere un bel po’ di soldini, puoi accomodarti al bistrot e mangiare piatti più tradizionali a cifre inferiori. Ne “La Veranda“, il ristorante gourmet della location, troviamo invece una tradizione un po’ rivisitata e con concetti molto contemporanei: nessuna avanguardia, solo solidità e gusto con ingredienti semplici come lo gnocco ripieno di stracchino o gli agnolotti ripieni di oca confit. Davvero affascinante la scelta del dolce nei menu degustazione: un pandoro in formato ridotto per omaggiare il proprio capoluogo. I menu vanno dai 110 ai 170 euro.

3. L’Esplanade — Desenzano del Garda, Brescia

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Ristorante storico di Desenzano del Garda e di tutta la Lombardia. Un indirizzo stellato dal 1992 che è un grande classico della cucina italiana. In cucina Massimo Fezzardi che mette sempre un tocco moderno e contemporaneo nei grandi capisaldi della tradizione nazionale, senza neanche essere così legato alla propria regione. D’altra parte non si ha un macaron da 32 anni di fila se non lo meriti. La Guida Rossa sottolinea l’importanza della sala “seguita da un servizio preciso come un metronomo, poggia su due ottime figure: Marzio Lee Vallio, sommelier che abbiamo premiato con l’Award Wine Service 2024 e l’istrionico e inossidabile Emanuele Signorini, gran professionista dalla simpatia contagiosa”. La location è molto anni ’90 nell’arredamento e nella passione per gli inserti metallici anche sulle ampie vetrate, ma la vista è mozzafiato con la possibilità di mangiare in giardino. I menu vanno da 100 a 150 euro.

4. Villa Fiordaliso — Gardone Riviera, Brescia

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È una delle ville più belle del lago di Garda. Risale a inizio ‘900 ed è cinta da un parco ricco di verde che finisce nell’acqua. Dimora privata fino alla metà degli anni Settanta, è stata successivamente trasformata in piccolo albergo di lusso. Delle cinque suite con vista sul lago, due conservano ancora gli arredi originali degli anni Trenta. La dimora offre anche un giardino profumato di essenze dove è possibile rilassarsi, prendere il sole, pranzare oppure nuotare. I menu sono molto più moderni rispetto a quanto ci si aspetterebbe in una “casa” del genere: lo chef Dino Colantuono esalta l’italianità degli ingredienti con varie tecniche estere e influenze dal resto del mondo. I menu degustazione sono da 5 e da 7 portate per 130 o 160 euro.

5. La Speranzina Restaurant & Relais — Sirmione, Brescia

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Tra tutti i citati nella sezione Gourmet della nostra guida questo è forse il più romantico. Ha alcuni tavoli direttamente sull’acqua e una terrazza con vista invidiabile sia sul lago sia sul castello. La cucina è davvero interessante perché scava nel solco della tradizione utilizzando diversi ingredienti anche esotici che gli sono valsi 1 Stella Michelin. Da provare lo spaghettone con broccoli selvatici, vongole, limone, peperoncino d’Espelette, gobbetti e cavolo nero. I menu vanno da 130 a 170 euro, ma segnaliamo un’interessante carta dei vini: è forse un po’ troppo sbilanciata verso lo Champagne, ma è bello che dia la possibilità a tutti di godere un buon vino dato che al momento ci sono 4 calici che vanno dai 10 ai 20 euro, prezzi onestissimi soprattutto rispetto alla location e alla Stella Michelin.

Bonus: Casa Leali — Puegnago sul Garda, Brescia

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La casa immersa negli ulivi di Andrea e Marco Leali è la nostra bonus track: da anni è tra i nomi “certi” della critica italiana per assegnargli 1 Stella Michelin, ma la guida francese è ancora reticente. A meno di 5 chilometri dal lungolago c’è questa casa colonica perfettamente ristrutturata che guarda sia al proprio territorio sia al mondo intero. Le ricette sono innovative e molti piatti sono incentrati sul pesce di lago che Andrea ha imparato a maneggiare da una delle sue insegnanti, Wanda Perotti. Nota positiva: il suo lavoro sul vegetale che gli permette di giocare sia con la cromaticità sia con il gusto, pur facendo dei piatti non sempre facilmente leggibili e piacioni. È un gourmet per esperti.

I migliori ristoranti pop sul lago di Garda — da 25 a 60 euro

Parliamo di ristoranti “pop: nell’offerta gastronomica, nel menu, nel modo di porsi verso la clientela. Qualcuno è a conduzione familiare, qualcuno no, ma non è importante: l’importante è sentirsi bene quando si è a tavola e questo, quando ci si affaccia sul lago di Garda, è ancora più bello.

1. Aqua — Torbole, Trento

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Foto da Facebook

Ristorante molto contemporaneo nell’arredamento e nella proposta culinaria che è davvero pop: prova ne è il raviolo alla carbonara, chiaro rimando alla cucina di Heinz Beck, che è uno dei piatti simbolo del posto. Tralasciando questa influenza romano-teutonica in realtà tutto il resto è a forti tinte lacustri, senza badare troppo alla sponda trentina o lombarda o veneta. C’è il lago come protagonista, il suo magnifico ecosistema e non le singole regioni. Un bel modo per esaltare la cucina italiana senza stare lì a farsi delle turbe che imbrigliano la fantasia. La vista è mozzafiato, forse una delle più belle d’Italia: la sala è una veranda a sfioro sul lago che mostra non solo tutto il Garda, ma anche le vette trentine, spesso innevate (ma sempre meno, a causa del global warming). C’è disponibile un menu degustazione a 80 euro, ma la carta ha prezzi molto più accessibili e puoi mangiare abbondantemente con circa 50 euro. Questo è il “più gourmet” fra i ristoranti pop.

2. San Martino le tre oche — Gargnano, Brescia

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Foto dal sito ufficiale del ristorante

C’è scritto in ogni dove sia online sia offline, quindi ci sembra giusto copiarlo e incollarlo: il ristorante “offre una cucina ispirata alla tradizione gardesana“. C’è qualche influenza contemporanea ma qui trovi la vera tradizione lacustre, con un ricco menu dedicato al pesce di lago. C’è anche altro: salumi, formaggi, carne, ma ti consigliamo di gettarti a capofitto in coregoni, sarde di lago e tinche perché ne vale davvero la pena. Il ristorante è molto romantico pur avendo un approccio molto genuino alla clientela che mette a proprio agio tutti con camerieri amichevoli e informali, ma l’arredamento e la vista sul lago (con anche uno scorcio di pontile) lo rendono davvero romantico. Qui la cifra si aggira intorno ai 30-40 euro.

3. Osteria del 4 — Torri del Benaco, Verona

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Foto da Facebook

Diciamo subito che sarebbe necessario un lavoro di fino sugli impiattamenti perché, pur essendo un’osteria alla vecchia maniera, è davvero un peccato vedere dei piatti così ben eseguiti, presentati in maniera così trascurata. Se non hai questa fissa, però, qui puoi divertirti perché le pietanze sono davvero ottime e la vista è pazzesca, direttamente sul lago. Anche qui te la cavi con circa 30 euro e la prevalenza delle portate è incentrata sulla tradizione lacustre che trova un’ottima casa. Ti consigliamo di scegliere la selezione di antipasti di lago per avere uno sguardo più ampio sulle proposte e poi andare con un primo perché le porzioni sono abbondanti e la pasta è cucinata davvero bene. Ci teniamo a segnalare anche la carta dei vini sia per l’ampia scelta, non scontata in un’osteria, sia perché i prezzi sono davvero invitanti.

4. Taverna del Capitano — Brenzone sul Garda, Verona

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Foto da Tripadvisor

È spartano e non molto ampio, un arredamento semplice, quasi superfluo. È tutto superfluo, in realtà, perché la sala è una veranda (apribile in estate) direttamente sul molo dell’Alto Garda veronese, a 2 metri (letteralmente) dal lago. Le vetrate sono ampie quindi anche d’inverno è tutto molto suggestivo. Sembra uno di quei ristoranti gourmet immersi nella natura della Scandinavia e invece siamo in provincia di Verona. L’idea dei titolari è quella di offrire ai clienti l’esperienza tradizionale dei pescatori del Garda e ci riescono facendo una cucina casalinga a due passi dall’acqua, con piatti che non si trovano altrove perché dimenticati nei vecchi ricettari di famiglia. Davvero interessanti sono le grigliate o le fritture di pesce di lago, ottimi anche gli antipasti. I prezzi sono tra i 30 e i 40 euro.

5. Osteria Caffè Amaro — Garda, Verona

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Foto da Facebook

Ci troviamo letteralmente a Garda, quindi la tradizione gardesca qui la fa da padrona. Il locale dall’esterno potrebbe essere un po’ sottovalutato perché  sembra una di quelle trappole per turisti. Non è così, anzi. Qui c’è attenzione al cliente e una selezione minuziosa della materia prima: presidi Slow Food in ogni dove, vini locali, oli pluripremiati, il tutto a un prezzo invidiabile (circa 30 euro a persona). Dall’interno del ristorante il lago si intravede solo, ma sulla piazza al centro di Garda ci sono i tavoli esterni da cui è possibile godere uno scorcio davvero suggestivo. Ti suggeriamo l’antipasto misto lago che ti permette di assaggiare molte cose e la pasta e fagioli alla veneta: oltre a costare solo 9 euro è un piatto che non si trova molto spesso ed è un peccato perché è delizioso. Segnaliamo un’ampia gamma di piatti vegani e vegetariani, non scontati per essere una trattoria tradizionale.

6. Dalie e Fagioli — Manerba del Garda, Brescia

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Foto da Facebook

Questo è forse il ristorante più famoso della guida per chi non è del posto: Antonella Varese, titolare e sorella della stellata Viviana, ha infatti vinto la puntata di “4 ristoranti” con Alessandro Borghese sul pesce di lago di qualche anno fa. Antonella è in sala, in cucina c’è invece il marito Fabio Mazzolini che arriva in questa trattoria bucolica ma elegante dopo tanti anni nelle cucine stellate. Mazzolini stesso è stato titolare di una Stella Michelin e ora mette questo suo sapere e tutta la sua tecnica al servizio di una cucina moderna e familiare. Qui puoi trovare tantissimo pesce di lago molto ben cucinato, ma anche tanta attenzione al mondo vegetale, con diversi piatti vegetariani splendidamente eseguiti. Paradossalmente uno dei migliori piatti a disposizione è però di carne: parliamo delle costine fondenti con salsa di senape e purè di patate. Antipasto e portata principale costa circa 35 euro a persona.

7. Il Rivale al Lago — Padenghe sul Garda, Brescia

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Foto da Facebook

Qui i prezzi si alzano un po’ rispetto ai precedenti, ci teniamo tra 40 e 60 euro, ma il menu è molto vario e, se vuoi spendere meno, non ti risulterà difficile. I costi leggermente più elevati sono giustificati dalla location che, oltre ad avere una bella vista sulla sponda sud del lago, è una bellissima villa spesso adibita a cerimonie. Quindi se vuoi qualcosa che affacci sullo specchio d’acqua, che sia romantica, curata, e che non abbia una cucina troppo ambiziosa, questo è il posto giusto. Il menu varia sia nei piatti sia nelle stagioni, quindi in inverno troverai più carne e in estate più pesce, con una cucina che non si tira indietro davanti alle influenze mediterranee. Fantastico il risotto all’ossobuco, ottimi anche i piatti “non cucinati”: salumi e tartare da provare grazie a un’ottima selezione a monte. Se resisti alla tentazione del dehors in giardino con vista sul lago c’è una bellissima saletta in cantina con tante bottiglie di vino a fare da arredo, soprattutto Champagne che sul lago di Garda, a quanto pare, è imprescindibile.

8. Alla Fassa — Castelletto, Verona

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Foto da Facebook

C’è scritto a chiare lettere “ristorante e locanda” sia nell’insegna sia navigando sul web perché è un posto davvero accogliente in cui puoi mangiare e dormire con un occhio al Benaco. La cucina è tradizionale e a tradizione veneta, ma non disdegna influenze dal resto d’Italia: due piatti simbolo del ristorante sono infatti due primi di chiara matrice romanesca come la carbonara di lago e la calamarata cacio e pepe con gamberi al lime. Il piatto più rappresentativo è invece un semplicissimo persico del Garda con burro e salvia su riso nero, mandorle, uvetta e cipolla in agrodolce. I prezzi sono in linea con gli altri ristoranti e puoi mangiare serenamente con 30 o 40 euro.

9. Pizzeria Ciclone — Santa Maria della Lugana, Brescia

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Foto dal sito ufficiale

Non affaccia sul lago ma solo per una sfortunata congiuntura edilizia, in realtà dalla porta d’ingresso al lago si fanno meno di cento passi. Questa pizzeria merita assolutamente la visita: ha impasti di varie tipologie che vanno dal classico alle farine speciali. La vera forza dell’indirizzo sono i topping: ricette studiate nei minimi dettagli per soddisfare i palati più gourmet. Anche le basi non scherzano perché Mattia Cantini è uno dei giovani lievitisti da tenere d’occhio, allievo di Morandin, uno dei padri del panettone in Italia. Qui puoi mangiare a sazietà con soli 25 euro ma come spesso accade nelle pizzerie lo scontrino finale può variare moltissimo a seconda della pizza scelta.





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la ricetta del secondo piatto saporito e leggero

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La frittata al forno è un secondo semplice e gustoso, ideale per qualsiasi pranzocena di famiglia. Si tratta di una ricetta economica, da personalizzare con ciò che si preferisce: variante light della classica frittata in padella, si cuoce in forno praticamente da sola, non va girata e non necessita di olio in cottura. Ottima da gustare sia calda sia a temperatura ambiente, può essere tagliata anche a quadrotti e servita per un buffet o un aperitivo.

Per portarla in tavola servono ingredienti spesso già disponibili in casa: uova, parmigiano grattugiato, un formaggio a pasta filata a piacere, tagliato a cubetti, basilico spezzettato, sale e pepe. Una volta ottenuto un composto omogeneo e ben amalgamato, questo viene versato in una pirofila, rivestita di carta forno, e cotto a 180 °C per 35 minuti: il risultato è una frittata soffice e ariosa, dal cuore filante, che piacerà tanto anche ai più piccoli di casa.

Può essere usata come ripieno di un goloso panino oppure, accompagnata da un contorno di verdure, anche per un pasto fuori casa, all’aria aperta o in ufficio. Per una resa più cremosa, puoi aggiungere anche 50 ml di latte oppure 2 cucchiai di yogurt greco. Se invece desideri un sapore più deciso, puoi sostituire il parmigiano con il pecorino.

Per quanto riguarda il formaggio, puoi optare per scamorza, fontina, emmental, caciocavallo, ma anche mozzarella, purché fatta scolare dal suo siero per almeno una mezz’oretta, meglio se riposta in frigorifero.

Scopri come preparare la frittata al forno seguendo passo passo procedimento e consigli. Se ti è piaciuta questa ricetta, prova anche la frittata di zucchine al forno, la frittata di verdure al forno e le mini frittatine al forno.

Come preparare la frittata al forno

Per preparare la frittata al forno, inizia sgusciando le uova in una ciotola capiente 1, poi sbattile con una forchetta fino ad amalgamare alla perfezione tuorli e albumi.

Una volta ottenuto un composto omogeneo e leggermente schiumoso, aggiungi il parmigiano grattugiato, il formaggio a pasta filata tagliato a dadini e profuma con il basilico spezzettato 2.

Completa con una macinata generosa di pepe nero e un pizzico di sale 3.

Amalgama ancora fino a incorporare tra loro tutti gli ingredienti 4.

Trasferisci il composto di uova in una pirofila già foderata con carta forno 5 o, in alternativa, unta generosamente con un filo d’olio, quindi cuoci in forno statico preriscaldato a 180 °C per 35 minuti.

Sforna la frittata quando sarà rassodata e dorata in superficie 6, poi sformala con delicatezza.

Taglia la frittata al forno a quadrotti o a spicchi, sistemala su un piatto da portata e gustala in tutta la sua bontà 7.

Consigli

Naturalmente puoi arricchire la frittata al forno con i tuoi ingredienti preferiti: speck, pancetta e altri salumi, patate a cubetti spadellate in un tegame a parte, zucchine a rondelle sottili, agretti sbollentati, asparagi lessi, ma anche verdure avanzate da altre preparazioni… si rivela, infatti, un’eccellente idea svuota frigo e anti spreco.

Per una resa impeccabile, scegli uova provenienti da galline allevate all’aperto, nutrite con foraggi di agricoltura biologica: trovi tutte le informazioni per acquistare le uova migliori sulla loro stessa etichetta.

La frittata al forno si conserva in frigorifero, ben chiusa in un contenitore ermetico, per 1 giorno al massimo.





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la ricetta della pietanza ricca e nutriente

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ingredienti

Olio extravergine di oliva

L’insalata di ceci e tonno è una pietanza appetitosa e nutriente, perfetta per i pranzi e le cene estive di tutta la famiglia. I ceci sono tra i legumi più amati e versatili in cucina: solitamente utilizzati per condire la pasta o per preparare ottime zuppe e vellutate nelle giornate più fredde, sono ottimi anche per tante altre ricette, tra cui quest’insalata con tonno sott’olio e patate lesse, ideale da consumare come secondo o anche come piatto unico, completata da una porzione di verdure di stagione.

Portarla in tavola è semplicissimo: basterà cuocere le patate in acqua bollente finché non saranno morbide ma non sfaldate, poi sbucciarle, tagliarle a tocchetti e insaporirle con un pizzico di sale. Si lascia sgocciolare per bene il tonno dal suo olio (o dal liquido di conservazione, se hai scelto di usare quello al naturale), quindi si sciacquano i ceci e si condiscono con prezzemolo fresco e un filo d’olio.

Non rimarrà che raccogliere tutti gli ingredienti in una ciotola, irrorarli con olio e aceto balsamico per una piacevole e fresca nota acidula, poi distribuirli nei piatti individuali: il risultato è una portata genuina, che piacerà anche ai più piccoli di casa. Puoi accompagnarla con un contorno di melanzane grigliate, croccanti zucchine cotte in friggitrice ad aria, peperoni arrostiti, della semplice lattuga con succo di limone, sale e pepe, oppure arricchirla con cipolla rossa e carote tagliate a rondelle…

Per una resa ottimale, ti suggeriamo come sempre di non lesinare sulla qualità dei prodotti. Scegli ceci e tonno conservati preferibilmente in vasetti di vetro, i primi provenienti da agricoltura biologica, i secondi da pesca sostenibile; per quanto riguarda le patate, opta per quelle a pasta gialla, le più indicate per queste preparazioni. A piacere, puoi aggiungere al condimento qualche cucchiaio di salsa tahina o un dressing allo yogurt, per rendere il tutto ancora più avvolgente e goloso.

Scopri come preparare l’insalata di ceci e tonno seguendo passo passo procedimento e consigli. Se ti è piaciuta questa ricetta, prova anche l’insalata di patate con le sue varianti, l’insalata di ceci, tonno e uova sode e tante altre deliziose insalate estive.

Come preparare l’insalata di ceci e tonno

Sistema le patate in una pentola, coprile con acqua fredda 1, portale sul fuoco e lessale per 30 minuti a partire dal bollore.

Una volta cotte, scolale, lasciale intiepidire, poi sbucciale, tagliale a tocchetti 2 e regola di sale in base ai tuoi gusti.

Sciacqua per bene i ceci sotto l’acqua corrente, così da eliminare tutti i residui di sale e di acqua di conservazione 3.

Trasferiscili in un piatto e condiscili con un filo di olio 4.

Unisci un pizzico di sale e profumali con il prezzemolo fresco, lavato e sminuzzato 5.

Preleva i filetti di tonno in scatola, lasciali sgocciolare per qualche minuto, quindi raccoglili in una ciotola 6.

Componi l’insalata in una ciotola capiente: sistema da un lato le patate, poi i ceci e il tonno, quindi completa con un filo d’olio e un goccino di aceto balsamico 7.

Distribuisci nei piatti individuali e porta in tavola 8.





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Le risposte di Martin Adam su chi dice che è grasso sono il gol più bello di Euro 2024

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L’Europeo 2024 ha già un vincitore, un outsider totalmente inaspettato e diventato protagonista suo malgrado: tutti gli occhi erano per Bellingham e Mbappé ma da 24 ore tutto il continente parla di Martin Ádám. E chi è questo? Ádám è un attaccante dell’Ungheria che a livello di club gioca in Corea del Sud: non un calciatore straordinario, è una punta che fa del gioco fisico la sua arma in più ma che, a parte un exploit di qualche anno fa, non ha mai dato segnali incoraggianti. È un attaccante di peso, nel vero senso del termine. Ufficialmente è 1.91 per 83 chilogrammi ma è evidente che le cifre riguardanti il peso siano state leggermente abbassate. I social sono impietosi e lui è stato bersagliato dagli odiatori da tastiera che lo hanno deriso, anche in maniera crudele. La sua risposta è da applausi: “Sono nato così, anche se questa non era la mia taglia alla nascita. Non posso cambiare la genetica, mi piaccio come sono“. Noi diciamo che non deve essere lui a cambiare, devono essere le persone che lo insultano. Questo però ci permette di parlare dell’orrendo fenomeno del body shaming.

Il body shaming contro Adam che segna il più bel gol di Euro 2024

Il body shaming è un fenomeno purtroppo ancora dilagante, che colpisce in modo particolare le persone con obesità. Si tratta di un atteggiamento di scherno, derisione o discriminazione basato sull’aspetto fisico, in questo caso sul peso, che può avere conseguenze devastanti sulla salute mentale e fisica di chi ne è vittima. L’obesità è una condizione medica complessa con diverse cause che spesso non sono sotto il controllo del singolo individuo. Fattori genetici, ormonali, ambientali e psicologici possono giocare un ruolo importante nello sviluppo dell’obesità.

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Ádám ha giocato solo 11 minuti in Ungheria-Svizzera ed è diventato subito virale: il suo aspetto ricorda in realtà quello di un rugbista, con questo peso insolito, la barba rossa e lunga, il viso incattivito e le braccia tatuate, non a caso è soprannominato “Il vichingo”. I commenti sul suo peso e sul suo aspetto non si sono fatti attendere ma l’attaccante dell’Ulsan Hyundai ha risposto con grande ironia e sagacia. “I post? Ovviamente li vedo e li leggo — ha spiegato dopo la partita in conferenza stampa — di solito ci rido sopra. Sono nato così, ho questa forma corporea. Non sto dicendo che ero così grosso quando sono nato, ma di base ho un determinato fisico. Si tratta di genetica, non posso cambiarlo. Ho letto i commenti e ho visto i meme sui social. Sono un tipo dalla risata facile e ci scherzo su. Mi piaccio come sono e l’importante, per chi fa il mio mestiere, è fare gol”. Una risposta semplice contro la cattiveria, tra l’altro in una conferenza cominciata con grande autoironia perché quando gli hanno chiesto se ricordava cosa facesse durante l’europeo passato ha risposto che lo ricorda benissimo perché stava “spaparanzato sul divano di casa, guardavo la tv e bevevo birra”.

Questo di Adam è un caso emblematico perché non tutte le persone che soffrono di patologie legate all’alimentazione hanno la stessa tempra, sicurezza di sé e la stessa faccia tosta del lungo attaccante ungherese. Moltissime persone si rivedono in quei commenti offensivi e ci stanno molto male. Si innesca un terribile meccanismo psicologico che può portare le persone a un ragionamento molto semplice: “se queste brutte cose le dicono a lui, che è un calciatore professionista e che non è realmente grasso, cosa potrebbero dire a me?” e questo è un messaggio orrendo che non può passare sotto traccia. Dobbiamo capire che il body shaming non solo non aiuta chi è in sovrappeso, ma peggiora la situazione. Le persone che subiscono questo tipo di discriminazione tendono ad avere una peggiore immagine di sé, con un aumento di ansia, depressione e disordini alimentari. Inoltre, la vergogna può portare a evitare l’attività fisica e a scelte alimentari ancora più malsane, creando un circolo vizioso che ostacola la perdita di peso e che porta all’isolamento.

Ben vengano esempi positivi come quelli di Martin Ádám perché tutta la storia dell’attaccante è davvero interessante. È la storia di chi ci ha creduto sempre e non si è mai arreso. Adam è infatti cresciuto in un villaggio piccolissimo al confine con Serbia e Romania, Forráskút. Il paesino è improbabile, sottosviluppato e poco abitato ma oltre a dargli solidi valori familiari gli fa conoscere la sua futura moglie, Gitta, sua amichetta ai tempi dell’asilo. Oggi la donna vive insieme ai loro due figli proprio a Forráskút dove Ádám vuole tornare alla fine dell’avventura da calciatore. Qui comincia a tirare i primi palloni fino ad arrivare al Vasas Budapest, una squadra della bassa classifica ungherese, sempre in bilico tra le loro Serie A e B. Non è mai titolare, non segna molto, fino al 2022 quando mette a referto 31 gol in 32 partite di campionato che gli valgono il titolo di capocannoniere e la ricca chiamata dalla Corea del Sud dove ha vinto gli ultimi due “scudetti” (tornando però a segnare col contagocce). È in nazionale grazie all’italiano Marco Rossi, commissario tecnico dell’Ungheria, che lo ha convocato sia per le sue inequivocabili dote fisiche sia per il suo spessore umano, dimostrato anche in questi delicati momenti. Adam può diventare un simbolo della lotta al body shaming in tutto il continente durante questo europeo, e speriamo tanto possa aiutare i bambini del proprio Paese a combattere insulti e bullismo, sia online sia offline.





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ti raccontiamo cosa mangiare e dove

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Oggi più che mai non è importante solo cosa si va a mangiare ma anche dove: in un mondo in cui l’offerta culinaria è sempre più ampia e variegata, orientarsi nella scelta del ristorante più adatto alle nostre esigenze può essere un’impresa ardua. Le nostre guide gastronomiche vogliono essere un riferimento affidabile per i lettori che desiderano scoprire i migliori ristoranti e locali di qualità. Le guide di Cookist rappresentano uno strumento prezioso per i buongustai e per tutti coloro che amano esplorare il mondo del cibo: la trasparenza, la professionalità e la serietà del nostro lavoro sono i valori che ci guidano nella selezione dei locali da includere nelle guide.

Principi e obiettivi delle guide di Cookist

  1. Trasparenza come “stella” polare. Ogni informazione che trovi negli articoli è verificata e garantita, per un’esperienza gastronomica consapevole e informata. Il nostro obiettivo è di accompagnare i lettori nel ristorante più adatto a ogni persona, senza prescindere da fascia prezzo, intolleranze alimentari, preferenze culinarie.
  2. Chi sceglie i ristoranti? La redazione di Cookist è composta da giornalisti esperti, che quotidianamente frequenta ristoranti, bar, pizzerie, gelaterie, pub e quant’altro, per offrire ai lettori il meglio della gastronomia italiana e internazionale. Le valutazioni dei ristoranti sono obiettive e imparziali e sono motivate con esempi concreti tratti dalle esperienze dei redattori. Le guide sono aggiornate regolarmente per garantire che le informazioni siano sempre attuali e accurate. Ci impegniamo a mantenere un elevato standard di qualità per la nostre guide, garantendo trasparenza, professionalità e accuratezza del lavoro.
  3. Le guide non sono classifiche. Le nostre guide raccolgono il meglio di un territorio, quello che per noi è interessante come clienti e non solo come critici. Non si tratta di una classifica interna ma di un’antologia del piacere, una raccolta di locali a cui affidarsi per stare bene.
  4. Celebriamo le idee in cucina. Non solo ristoranti, ma templi del gusto autentico. Valorizziamo i locali che propongono una cucina genuina, fatta con ingredienti freschi e di stagione. Con “genuina” intendiamo una cucina che proponga piatti in cui l’obiettivo è il gusto, ma anche il gioco e il divertimento: l’obiettivo finale, però, non può essere semplicemente dimostrativo. Non importa se avanguardia o tradizione, l’importante è ciò che c’è nel piatto e deve essere realizzato per il cliente. Dalle trattorie rustiche ai ristoranti stellati, la nostra guida offre un percorso gastronomico adatto a ogni gusto ed esigenza.
  5. Oltre il piatto. Il nostro obiettivo è premiare l’esperienza complessiva, l’accoglienza, l’atmosfera perché al ristorante non si va solo per mangiare bene, si va per stare bene. Quando parliamo di “ambiente” non ci riferiamo alla qualità degli arredamenti. Ci interessa che il ristorante sia pulito, in ordine. Ci interessa che sia coerente con la propria proposta. La nostra valutazione non si basa sui premi, ma è importante tenere a mente cosa dicono gli altri critici culinari. Le nostre guide si basano su una ricerca accurata, che include anche punti di vista diversi da quello strettamente gastronomico.
  6. Le fasce prezzo. Crediamo che il buon cibo sia un diritto di tutti e che il vero fattore sia il rapporto qualità/prezzo. Per questo motivo nelle nostre guide inseriamo locali adatti a tutte le tasche: da chi ha la fortuna di poter spendere 200 euro a sera a chi vuole un’esperienza a prezzi più contenuti. Non è importante quanto tu voglia spendere, è importante mangiare bene. Le fasce prezzo indicate tengono conto di antipasto e primo/secondo, escluse le bevande.Un invito alla scoperta. La nostre guide non sono dogmi, ma un invito a esplorare e a vivere nuove esperienze culinarie. Ogni pasto è un’avventura da assaporare.

Nota metodologica

Finanziamenti e sponsorizzazioni. Eventuali finanziamenti o sponsorizzazioni saranno chiaramente indicati nelle guide, con specificazione del soggetto finanziatore o sponsorizzatore e/o delle modalità di finanziamento o sponsorizzazione.

Conflitti d’interesse. Evitiamo qualsiasi tipo di conflitto di interesse che possa legare i nostri redattori ai protagonisti delle guide. In questo modo riusciamo a garantire valutazioni obiettive e imparziali, motivate con esempi tratti dalle esperienze dei redattori.





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Muffin ai mirtilli

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Lievito in polvere per dolci

I muffin ai mirtilli, noti negli Stati Uniti anche come blueberry muffin, sono la variante golosa e alla frutta dei classici american muffin. Semplicissimi da realizzare, si preparano con un impasto a base di farina, lievito, zucchero, burro e latte, arricchito poi da una cascata di mirtilli freschi: quest’ultimi sprigioneranno tutta la loro dolcezza e fragranza in cottura, regalando dei dolcetti piacevolmente umidi e scioglievoli al morso.

Prepararli con i consigli della nostra Melissa sarà davvero un gioco da ragazzi. Ti basterà miscelare in una terrina le polveri con i semi della bacca di vaniglia e la scorza grattugiata di un limone, unire quindi le uova, precedentemente sbattute in una terrina a parte con il latte e il burro fuso, e incorporare infine parte dei mirtilli infarinati. A questo punto non ti rimarrà che versare il composto all’interno degli stampini individuali, rivestiti con pirottini di carta, guarnire poi la superficie con la frutta tenuta da parte e cuocere quindi in forno caldo fino a quando non si sarà formata una cupoletta dorata e fragrante in superficie.

Il risultato saranno delle tortine monoporzione profumate e irresistibili, da consumare a colazione con un bicchiere di caffellatte o servire all’ora della merenda per una pausa sana e genuina in compagnia di tutta la famiglia.

Per questa ricetta puoi utilizzare sia i mirtilli freschi sia quelli surgelati, oppure puoi optare per un mix di frutti di bosco e aggiungere more, ribes, fragoline e lamponi a pezzetti.

Scopri come preparare i muffin ai mirtilli seguendo passo passo le spiegazioni e i preziosi consigli di Melissa. Se ti è piaciuta questa ricetta, prova anche i muffin al cioccolato e quelli integrali.

Come preparare i muffin ai mirtilli

Per prima cosa raccogli in una ciotola la farina setacciata con lo zucchero semolato e il lievito, profuma con i semi della bacca di vaniglia e la scorza grattugiata del limone e miscela le polveri con una frusta 1.

In una terrina a parte, sbatti leggermente le uova con il latte tiepido 2, quindi unisci il burro fuso e amalgama ancora.

Trasferisci il composto di uova nel recipiente con gli ingredienti secchi 3.

Aggiungi i mirtilli infarinati 4: tienine qualcuno da parte per la finitura.

Amalgama delicatamente il tutto con una spatola 5.

A questo punto rivesti gli stampini per muffin con i pirottini di carta e riempili con l’impasto preparato lasciando pochi mm dal bordo 6.

Ultima con i mirtilli tenuti da parte 7 e metti sul ripiano centrale del forno, già preriscaldato in modalità statica a 190 °C, per 20-25 minuti. Trascorso il tempo, sforna i dolcetti e lasciali raffreddare.

Sforma i muffin ai mirtilli e disponili su un piatto da portata 8.

Porta in tavola e gusta 9.

Consigli

Per un risultato ancora più soffice puoi sostituire parte della farina con la fecola di patate mentre, per uno adatto anche a intolleranti al lattosio puoi utilizzare, in alternativa al latte vaccino e al burro, una bevanda vegetale e dell’olio di semi.

Se scegli i mirtilli freschi il nostro suggerimento, per una riuscita ottimale, è quello di trasferirli comunque in freezer per una mezz’ora e di passarli poi nella farina prima di incorporarli al resto degli ingredienti: in questo modo non affonderanno in cottura e rimarranno ben visibili al centro dell’impasto.

Per ottenere dei muffin con la classica cupoletta dorata, ti suggeriamo di cuocerli in forno statico già caldo a 190 °C e di mettere la teglia sul ripiano centrale del forno.

A piacere, puoi arricchire i tortini con gocce di cioccolato bianco o fondente, oppure puoi conferirgli una nota crunchy con qualche mandorla a lamelle.

Conservazione

I muffin ai mirtilli si conservano a temperatura ambiente, sotto a una campana per dolci, per 3-4 giorni massimo.





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la ricetta del secondo piatto facile e succulento

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Il pollo alla birra è un secondo piatto sfizioso e succulento, ideale da servire per un pranzo di famiglia diverso dal solito oppure per una cena tra amici. Si tratta di una ricetta facile e veloce che si realizza con diversi tagli di pollo: il nostro Elpidio ha utilizzato le cosce, ma vanno bene anche le sovracosce o il pollo intero; inoltre abbiamo scelto una birra chiara, ma puoi sceglierla anche rossa, scura oppure optare per una birra analcolica.

Per realizzarlo, abbiamo massaggiato le cosce di pollo con olio extravergine di oliva, rosmarino, origano, sale e pepe, prima di cuocerle in padella con olio, aglio e sfumarle poi con la birra: il pollo dovrà poi cuocere con il coperchio per circa 40 minuti. Dopo la cottura otterrai un pollo morbido e saporito, da servire con il fondo di cottura, trasformato in una squisita cremina, accompagnato da un contorno di patate al forno o verdure grigliate. Ti consigliamo, inoltre, di accompagnare la pietanza con una birra fresca e leggera, come una lager.

Ecco come preparare il pollo alla birra passo passo con il nostro Elpidio: farai un figurone con parenti e amici!

Prova anche altre ricette con il pollo, tante preparazioni sfiziose e saporite per il pranzo o la cena di tutta la famiglia. Inoltre puoi cimentarti in altre ricette con la birra: antipasti, primi e secondi piatti, tutti da provare.

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Olio extravergine di oliva

Come preparare il pollo alla birra

Prendi le cosce pollo e massaggiale con un filo d’olio extravergine d’oliva, sale, pepe, rosmarino tritato e origano 1. Questo passaggio garantirà una pelle croccante e saporita.

Aggiungi in un tegame olio extravergine di oliva 2 e aglio.

Metti le cosce di pollo nel tegame 3 e cuoci fino a quando saranno uniformemente dorate.

Versa la birra e lascia evaporare la parte alcolica 4. Se utilizzerai una birra rossa o scura, il risultato finale sarà un po’ più amarognolo. Se preferisci, puoi utilizzare anche una birra analcolica.

Unisci lo zucchero 5 e continua a cuocere a fuoco moderato.

Copri con un coperchio 6 e prosegui la cottura per circa 40 minuti.

Il pollo alla birra è pronto per essere gustato morbido e succulento.

Consigli

Noi abbiamo profumato il pollo con rosmarino e origano, ma a seconda dei tuoi gusti puoi sostituirlo con salvia, timo o alloro. Inoltre puoi aggiungere anche una cipolla tagliata a fette o un trito di verdure, se preferisci.

In alternativa, puoi preparare il pollo alla birra al forno: il procedimento è lo stesso, ma la cottura avverrà a 180 °C per almeno mezz’ora.

Conservazione

Se dovesse avanzare, puoi conservare il pollo alla birra in frigorifero all’interno di un contenitore ermetico per 1-2 giorni al massimo, scaldandolo brevemente in padella con un goccino di acqua prima di gustarlo.





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