L’Italia ripudia la guerra, ma chi prova a ricordarlo rischia: ritorsioni contro chi si rifiuta di lavorare per il business bellico

“Noi non lavoriamo per la guerra”. Lo slogan è chiaro, ripetuto, inciso nei presidi

“Noi non lavoriamo per la guerra”. Lo slogan è chiaro, ripetuto, inciso nei presidi e nei comunicati sindacali. Ma per chi lo pronuncia in fabbrica, al porto o in aeroporto, può costare il posto. In Italia, lavoratori civili vengono sempre più spesso coinvolti in operazioni logistiche legate al traffico di armi: e se osano opporsi, scattano sanzioni, sospensioni, minacce di licenziamento. È successo a Montichiari, succede a Genova, a Livorno, a Pisa. Eppure le istituzioni…

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